8 ottobre 2026 | ore 14.00–15.30
ARENA SAIE LAB – Piano Casa, Piano Città
Progettare un nuovo ospedale significa affrontare una delle sfide più complesse per l’architettura e l’ingegneria contemporanee. Un ospedale deve integrare qualità architettonica, organizzazione sanitaria, tecnologia, impianti, sicurezza, sostenibilità, flessibilità degli spazi e capacità di adattarsi nel tempo all’evoluzione della medicina e dei modelli assistenziali.
In questo contesto, il concorso di progettazione rappresenta davvero lo strumento più efficace per selezionare il progetto e il gruppo di progettazione? Quali opportunità offre e quali criticità emergono quando viene applicato a opere sanitarie di grande dimensione e complessità?
Il panel organizzato nell’ambito di SAIE mette a confronto le esperienze maturate in tre tra i più importanti recenti concorsi per nuove infrastrutture ospedaliere in Lombardia: il Main and Children Hospital degli Spedali Civili di Brescia, il Grande Ospedale della Malpensa e il Nuovo Ospedale di Cremona.
Un confronto particolarmente significativo perché affidato direttamente ai professionisti dei raggruppamenti vincitori, chiamati non soltanto a presentare le caratteristiche dei rispettivi progetti, ma anche a discutere l’esperienza del concorso: modalità di partecipazione, capacità dello strumento di favorire qualità e innovazione, rapporto tra requisiti della committenza e libertà progettuale, interdisciplinarità, tempi, risorse e sviluppo delle successive fasi progettuali.
L’obiettivo è quindi andare oltre la presentazione dei singoli interventi per interrogarsi su una questione più generale: come selezionare il progetto migliore quando l’opera da realizzare è un’infrastruttura pubblica complessa destinata a incidere per decenni sulla qualità dei servizi e sulla trasformazione della città?
Il panel sarà introdotto dal Prof. Andrea Brambilla del Politecnico di Milano e moderato da Marilena Pavarelli.
Ingegner Bordugo, da dove nasce l’idea di dedicare un confronto al concorso di progettazione applicato ai nuovi ospedali? Perché ritenete che sia un tema particolarmente attuale?
Nasce innanzitutto dall’osservazione di quello che sta accadendo nel settore. Negli ultimi anni il concorso di progettazione è stato utilizzato per alcuni dei più importanti interventi di nuova edilizia ospedaliera e ci è sembrato quindi il momento giusto per fare un primo confronto sulle esperienze maturate.
Come OICE guardiamo al tema dal punto di vista delle società di architettura ed ingegneria: soprattutto per gli ospedali non si deve soltanto elaborare un’idea progettuale, ma si deve poi svilupparla, coordinarla e accompagnarla verso la realizzazione. Un ospedale è infatti un organismo estremamente complesso: alla qualità architettonica si affiancano organizzazione sanitaria, strutture, impianti, tecnologie biomedicali, logistica, sicurezza, sostenibilità, manutenzione e capacità di trasformarsi nel tempo.
La domanda che vogliamo porre è quindi molto concreta: come può il concorso contribuire alla qualità complessiva di un’opera così complessa?
Avete scelto tre grandi casi recenti: Brescia, Malpensa e Cremona. Perché proprio questi tre concorsi e quali differenze rendono interessante metterli a confronto?
Abbiamo scelto Brescia, Malpensa e Cremona perché rappresentano tre esperienze recenti e particolarmente significative di applicazione del concorso a grandi infrastrutture sanitarie.
L'interesse non è però quello di stabilire quale esperienza sia migliore. Vogliamo utilizzare tre casi concreti per capire come lo stesso strumento possa confrontarsi con esigenze, programmi sanitari, contesti territoriali e impostazioni progettuali differenti.
La presenza dei gruppi vincitori ci permetterà inoltre di osservare questi concorsi dall’interno: non soltanto attraverso il risultato finale, ma attraverso il percorso che ha portato alla proposta vincitrice e, soprattutto, attraverso ciò che accade nelle successive fasi di sviluppo del progetto.
Un ospedale è tra le opere più complesse da progettare, perché deve integrare architettura, strutture, impianti, organizzazione sanitaria, tecnologie, sostenibilità e capacità di evolvere nel tempo. Il concorso di progettazione è uno strumento adeguato per governare questa complessità?
Il concorso presenta indubbiamente punti di forza importanti. L’anonimato consente di valutare l’idea indipendentemente dal nome di chi l’ha proposta e la competizione permette di mettere a confronto visioni differenti, favorendo sperimentazione, innovazione e qualità architettonica.
Nel caso di un ospedale, in particolare, la qualità del risultato dipende da molti altri fattori: dal confronto con gli operatori sanitari, dal coordinamento delle numerose discipline specialistiche, dal controllo dei costi e dalla capacità dell’edificio di adattarsi nel tempo.
Il tema che vogliamo approfondire è quindi se e a quali condizioni il concorso riesca a tenere insieme tutte queste componenti della qualità. È una domanda alla quale vorremmo rispondere partendo dalle esperienze concrete dei tre casi presentati.
Al panel parteciperanno direttamente i professionisti dei raggruppamenti vincitori. Che cosa avete chiesto loro di portare al confronto? Solo il progetto oppure anche l’esperienza concreta del concorso, comprese difficoltà, limiti e aspetti migliorabili?
Abbiamo chiesto espressamente di andare oltre la semplice presentazione del progetto. Naturalmente sarà importante conoscere le idee che hanno portato alla vittoria dei tre concorsi, ma ci interessa capire come quelle idee sono nate ma soprattutto che cosa è accaduto dopo.
Vorremmo quindi affrontare con i progettisti il rapporto tra requisiti posti dalla committenza e libertà progettuale, il livello di approfondimento richiesto durante la competizione, l’interdisciplinarità dei gruppi, i tempi e le risorse necessarie per partecipare e il passaggio dal progetto vincitore alle successive fasi progettuali. L’obiettivo è far emergere dall’esperienza diretta sia i punti di forza sia le criticità dello strumento e capire quali aspetti possano eventualmente essere migliorati.
C’è un passaggio particolarmente delicato tra il progetto che vince un concorso e quello che viene poi sviluppato e realizzato. Quanto conta garantire continuità tra competizione progettuale, successive fasi di progettazione e costruzione dell’opera?
Conta moltissimo, soprattutto in un’opera complessa come un ospedale. Il progetto che vince un concorso - ma in generale è la genesi di qualsiasi progetto - è inevitabilmente destinato a evolvere. Nelle fasi successive intervengono il confronto con gli operatori sanitari, l’approfondimento delle discipline specialistiche, le verifiche normative ed economiche e lo sviluppo delle soluzioni tecnologiche.
La questione interessante è capire quanto e come l’idea iniziale riesca a mantenere la propria identità durante questo processo di approfondimento.
Anche su questo vorremmo partire dalle esperienze dei progettisti: capire quali siano stati i passaggi più delicati, quali elementi abbiano richiesto maggiori modifiche e quali condizioni abbiano favorito, o reso più difficile, la continuità tra il progetto premiato e quello successivamente sviluppato.
Il titolo dell’incontro pone volutamente una domanda: “Nuovi ospedali: il concorso di progettazione è lo strumento giusto?” Quale risposta, o almeno quali indicazioni, vorreste emergessero dal confronto di SAIE?
Il titolo è volutamente una domanda perché non vogliamo partire da una risposta precostituita. Il concorso ha dimostrato di poter generare idee di grande qualità e di favorire il confronto tra approcci progettuali differenti. Allo stesso tempo, quando parliamo di un ospedale, dobbiamo considerare una complessità tecnica, organizzativa e gestionale molto superiore a quella di molte altre opere.
Dal confronto del SAIE vorremmo quindi capire quali siano i punti di forza dello strumento, quali criticità emergano nella sua applicazione alle grandi infrastrutture sanitarie e, soprattutto, quali condizioni siano necessarie perché la qualità espressa durante il concorso possa essere mantenuta e sviluppata nelle fasi successive. Più che arrivare a un semplice “sì” o “no”, vorremmo quindi contribuire a capire come rendere il concorso uno strumento sempre più efficace quando viene applicato a opere pubbliche di questa dimensione e complessità.